La Psicologia Analitica di Jung
Si ritiene generalmente che la Psicologia Analitica di Carl Gustav Jung derivi dalla Psicoanalisi di Freud.
In realtà Jung elaborò una propria visione dell’inconscio in modo autonomo rispetto a Freud essendo entrato in contatto con Pierre Janet alla fine dell’Ottocento, e lavorando presso l’ospedale psichiatrico di Zurigo (il Burgholzli) sotto la guida di Eugen Bleuler nei primi anni del Novecento.

Le ricerche condotte da Jung sul cosiddetto esperimento associativo contribuirono enormemente allo studio dei fenomeni inconsci e portarono Jung a contattare Freud per confrontarsi sulle reciproche scoperte circa l’inconscio.
Freud pensò di aver trovato in Jung il suo erede, ma dopo alcuni anni di collaborazione costruttiva e intensa, arrivarono nel 1913 ad una rottura dolorosa per entrambi.
In quello stesso anno, con la pubblicazione del libro “Libido. Simboli della Trasformazione”, Jung si distaccò da Freud sostenendo che la libido non è soltanto energia sessuale che mira a scaricarsi con il raggiungimento dell’oggetto desiderato, ma è invece l’energia psichica in toto. L’inconscio, inteso da Freud (almeno inizialmente) come mero ricettacolo del rimosso, è visto invece da Jung come una porzione della psiche che contiene altri contenuti che non sono mai stati parti della coscienza ed i cosiddetti complessi a tonalità affettiva, articolatisi nel corso delle relazioni significative, complessi che “l’esperimento associativo” era in grado di evidenziare.
L’osservazione empirica dei contenuti dei sogni, dei deliri dei pazienti psicotici e del vastissimo materiale offerto dalla mitologia e dalla storia delle religioni spinse Jung a ipotizzare un’ulteriore dimensione dell’inconscio che definì inconscio collettivo, i cui contenuti chiamò archetipi.
Il Sé, struttura superiore che include sia i fenomeni e i contenuti della coscienza che quelli dell’inconscio, è stato visto come motore e scopo del cosiddetto processo di individuazione.
Per la psicologia analitica junghiana tale processo di individuazione costituisce la finalità dell’esistenza di ogni persona.
La psicologia analitica segue nella propria indagine un metodo finalistico, il cui obiettivo è la ricerca del senso dei processi inconsci e della sofferenza psichica.

Di fondamentale importanza è la teoria del simbolo, inteso da Jung come motore dello sviluppo psichico e strumento di trasformazione dell’energia psichica originato dal confronto della coscienza con l’inconscio e i suoi contenuti. La dialettica tra conscio e inconscio è ciò che delinea il percorso analitico.
La pratica psicologica-analitica junghiana mira ad individuare il senso simbolico e archetipico del disturbo psichico aiutando il paziente ad utilizzare l’energia ai fini della trasformazione e della propria individuazione.
Poiché accompagnare il paziente nell’esplorazione del proprio inconscio richiede dal terapeuta un’attenzione non solo intellettuale, ma anche empatica, Jung riteneva che nel corso dell’analisi la psiche del terapeuta dovesse venir “messa in causa” non meno di quella del paziente.
